I coniugi stranieri   

Mi rifugio spesso nel mio terrazzo e non vi lascio entrare i pensieri del lavoro. Mi stendo al sole e mi lascio accarezzare dai raggi del sole tenendo accanto a me la foto di Ted e Holly Wilby. Cosa non avrei dato per avere sempre con me quella giovanissima novantenne di Holly!
Gli anziani coniugi erano stati due insegnanti newyorkesi a Palermo. Raggiunta l’età della pensione, non seppero più staccarsi dalla mia città. Le riconoscevano quella superiorità su New York che, nonostante i mille difetti e la Mafia, nessuno avrebbe potuto negarle.
Quasi a giustificare ai figli la loro lontananza, dicevano:
-Dove puoi trovare il Palazzo Reale di Ruggero II o il Castello della Zisa? Dove puoi fare una passeggiata più bella se non per via Libertà? E’ proprio il caso di dire: Quo vadis?-
Ted mi aveva conosciuto tramite un annuncio in cui chiedeva di conversare in Italiano con qualcuno che desiderasse lezioni d’Inglese.
Quanta saggezza in Ted! Mi ripeteva spesso: -Fai bene a lavorare tanto, è impossibile godere a fondo dell’ozio se non si è avuta una grande quantità di lavoro da svolgere. -
Una sera, aveva riflettuto ad alta voce: - Il vostro paese ha bisogno di meno chiacchiere in pubblico e più gente che sappia veramente riflettere in privato. -
Holly amava la natura e le opere di beneficenza. Nonostante l’età, si arrampicava su ogni albero se c’era da cogliere un bel frutto, e faceva il possibile se c’era qualcuno da aiutare.
Un giorno, lei e il marito passeggiavano placidamente per villa “Bonanno” e avevano notato un gruppetto di ragazzi che giocava a ‘Liberi tutti’.
Un bambino più piccolo era lì vicino e piangeva. Ogni tanto diceva singhiozzando: -Vi prego, fatemi giocare, fatemi giocare! -
Puntualmente la risposta era: -No, sei troppo piccolo, tu non puoi giocare. -
Il bimbo riprendeva a piangere disperato e destava tanta compassione e una tenerezza infinita.
Holly e Ted erano intervenuti coinvolgendo alcuni anziani signori seduti sulle varie panchine. Avevano spiegato la situazione e li avevano invitati a giocare a ‘Liberi tutti’ insieme al piccolo escluso. Allora si era visto un signore ottantenne contare sino a dieci e tutti gli altri vecchietti correre a nascondersi. Il bimbo era felice e vispo, saettava di qua e di là e pareva un topolino tra vetusti cavalli.
Questa scena fu notata dai ragazzi bulletti, che interruppero di giocare e andarono a guardare allibiti quei signori dai capelli bianchi che si divertivano con lo stesso bambino che loro avevano emarginato.
Dopo qualche anno purtroppo, Ted contrasse una forma di tumore allo stomaco. Dovette essere operato e Holly si prodigò ad assisterlo; fu felice e leggera come una farfalla quando seppe che il delicato intervento era riuscito.
Alla fine decisero a malincuore di lasciare l’Italia per stabilirsi dalla figlia che viveva a New York. Nel partire, mi chiesero di andarli a trovare e avevo risposto: -Mi avete insegnato che un’amicizia è più facile trovarla che mantenerla, ma io vi dimostrerò che per me sarà facile anche conservarla. -
Quelle parole mi risuonavano ancora nelle orecchie.
-Sai perché parto?- aveva soggiunto Holly -Perché desidero essere come l’arcobaleno. Se durasse tanto tempo, nessuno lo guarderebbe più. -
In passato, la signora americana aveva scritto tante poesie. Poi improvvisamente aveva smesso. Aveva desistito per le delusioni ricevute.
-Bisognerebbe - diceva - che gli editori la smettessero di pubblicare solo libri di autori famosi e di successo.
Asseriva che un poeta o un qualunque autore non può scrivere sapendo che esistono editori che chiedono tasse di lettura a chi presenti loro un’opera; oppure che ci siano editori che domandino oltre tre mila euro per pubblicare talune copie di un libro di poesie.
I coniugi stranieri restarono sempre in contatto con me. Qualche anno dopo, mantenni la promessa e li andai a trovare.
Holly mi portò in giro per Manhattan.
Ted, sapendo del proprio tumore, rimaneva a casa e diceva: - Per i mali che vengono dal cielo, il rimedio è la pazienza oltre che la chemioterapia! -
Che giorni splendidi in giro per il Central Park e per Brooklyn!
Quando ripartii, Ted mi salutò facendomi capire che era l’ultima volta che ci vedevamo.
Holly mi baciò sussurandomi: - Karol Woitila ha scritto che non c’è speranza senza paura, né paura senza speranza. -
Cara, esile, grande amica forte come una roccia! Il buon Dio portò via per primo il suo uomo forse perché sapeva che lei avrebbe resistito meglio alla perdita. Tanti anni vissuti insieme felici e, cosa più rara, rendendosi conto di esserlo.
Cara, dolce, incrollabile Holly! La sua forza d’animo doveva sopportare qualche anno dopo anche la perdita di un figlio, precipitato mentre volava con il suo aereo da turismo.
Nel comunicarmi la notizia al telefono, mi disse: -Carissima, non essere triste per me. Sono molto egoista e non voglio dividere questo mio dolore con nessuno. Sono distrutta, ma sono viva e lucida e ancora capace di avere tutti i miei meravigliosi ricordi. -
Quel giorno, ripensando a lei distesa su una sdraio del terrazzo, mi lasciai sfiorare dal vento, osservando i tetti di Palermo.
Appagavo il mio bisogno di spazio, di silenzio e di bellezza e mi sentivo vicina a Holly, vicina nell’universo e vicinissima a lei nel tempo infinito.